Viaggio in Marocco: La gola del Dades Luglio 8, 2008
Posted by napworld in Africa, Marocco.Tags: La gola del Dades, marocco
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Risalire la Valle del Dadès. A nord i monti dell’Alto Atlante, a sud la catena montuosa del Jebel Sarhro. Fiume che nasce nell’Alto Atlante, il Dadès dà la vita.
Da Ouarzazate si imbocca la strada che conduce a Er Rachida. 40 chilometri di un rosso e marrone hammada, deserto pietroso
, formato da una sconfinata pianura di pietre tra le quali si ammassa la sabbia portata dai venti, conducono a Skoura, lussureggiante oasi fondata nel dodicesimo secolo.
Oasi variopinta, o
asi piena di giardini di palme. E’ bello perdersi in uno dei mercati di Skoura. Mercati colorati, mercati dal forte odore, mercati profumati, mercati dove la gente locale fa i propri acquisti. Non esistono bancarelle, tutto è appoggiato per terra, tutto è steso su teli. Patate, carote, pomodori, arance, vasellame, piatti, bicchieri, ecc. ecc..
Incontri donne con lunghi vestiti colorati, donne con il velo sulla testa, donne anziane, donne giovani, uomini con i loro djebellah dal marrone al verde, dall’ocra al rosso scuro, uomini con il proprio piccolo gregge di pecore magre, uomini con un unico gallo da vendere, uomini con il proprio mulo. E i pochi turisti non interessano ai mercanti.
Skoura è il punto
d’inizio di una vera e propria “Via delle mille kasbe”.
Lungo il suo tortuoso percorso, disseminati nelle infinite oasi si incontrano un gran numero di queste costruzioni. Agadir (granai collettivi), ksour (villaggi fortificati) in pisè si fanno posto tra le coltivazioni di fichi e mandorli. Pai
ono veri castelli dalle mura alte, decine di abitazioni sono inglobate in esse.
Continuando a risalire la Valle si raggiunge El-Kelaa M’Gouna. Alture dalla cima piatte, palme da datteri, mandorli e fichi. Oasi ricche di alberi da frutto e colture annuali come quella delle rose da cui si ottengono una rinomata acqua di rose e oli essenziali.
Il colore dominante diventa il rosa. Rosa sono le bancarelle e i negozi che vendono i vari prodotti alle rose (saponi, acqua di rosa, profumi, ecc. ecc.). Rosa sono le insegne dei negozi, rosa sono le pubblicità naif di tali prodotti. Una deviazione porta alla famosa “Valle delle Rose”. L’asfalto abbandona la strada. La terra tutt’attorno da rosso-marrone diventa rosa. Per la strada non trovi più venditori di camaleonti, bensì ragazzini che vogliono vendere rose. Lungo il fiume sterminati roseti. Boccioli che fioriranno a maggio. Durante la camminata tra i roseti, bambini più o meno grandi ti seguono, ti fanno da scorta. Bambini che ti hanno avvistato appena parcheggiato. Bambini che portano i nomi Abdullah e Rachid.
Da lì a pochi chilometri si arriva a Boumalne de Dadès.
Pendii scoscesi stringono i villaggi di case rosse dal tetto piatto. Ad ogni curva si aprono ampie vedute sul fondo verdeggiante della valle. La vegetazione viene rosicchiata dai versanti desertici della montagna.
Il sole al tramonto colora le montagne e le casbah di rosso, di ruggine, di porpora.
La presenza umana si fa sempre meno presente. Usciti da chissà dove, bambini lungo la strada coprono con la terra le buche lungo la strada sperando in qualche mancia. Nei pochi agglomerati di case lungo la strada uomini sono sdraiati in attesa di non si sa cosa, i bambini giocano, salutano e le donne lavorano.
La natura fa da padrona. Ci si imbatte nelle rocce sagomate di Tamlat, un curioso fenomeno di erosione che ha arrotondato enormi massi di granito. Pareti scure che creano un netto contrasto cromatico con il poco verde della vegetazione. Attraversato il ponte sul fiume la gola si restringe improvvisamente e la strada sale rapida. Sono le Gole del Dadès, canyon di un centinaio di chilometri scavato tra l’Alto Atlante e il Jebel Sarhro. Da qui si può proseguire per una strada che diventa sempre più difficile per raggiungere le Gole del Todra, o, come abbiamo fatto noi, ritornare indietro.
Più in giù, si lascia il Dades e si prosegue fino a Tinherir. Il paesaggio cambia di nuovo. E’ più rigoglioso, perfino più verde. Si attraversano antichi villaggi in pisè. Un colpo d’occhio magnifico si ha su un’antica grande casbah e
sul palmeto sottostante brulicante di gente al lavoro. Le palme si stendono nel fondovalle, il torrente si rompe in canali di irrigazione che formano fazzoletti di grano verdissimo. Strada che conduce alle Gole del Todra,
vertiginoso intaglio roccioso 300 metri di altezza, appena 20 di larghezza. Le strettissime gole sono sorprendenti e quasi dolomitiche. L’acqua scorre tutto il tempo dell’anno al fondo dello stretto canyon dalle pareti rosse.
Lo spettacolo di tutta questa zona è indimenticabile.
Fonte: Ciao.it




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